Sponsor Olimpiadi 2020: dall’addio dei brand come Toyota ai letti di cartone

Sponsor Olimpiadi 2020, Toyota e altri brand escono di scena. E gli atleti? Dormono su letti di cartone. Le olimpiadi, fin dall’inizio, sono state travolte da una serie di polemiche. Un 2020 che non sembra essere mai veramente finito.

Tra gli sponsor delle Olimpiadi 2020, Toyota abdica. La decisone, presa qualche giorno fa dalla casa automobilistica, è legata soprattutto alle polemiche dei giapponesi sui giochi olimpici e paraolimpici. L’opinione pubblica nipponica è infatti contraria allo svolgimento dei giochi, temendo ripercussioni sul numero dei contagi (i numeri dei positivi sono già in forte crescita sia nel paese sia tra i partecipanti ai giochi). Il dietrofront di Toyota è quindi da intendere come un volersi dissociare preventivamente da un evento che vede ben il 78% dei cittadini giapponesi contrari al suo svolgimento.

Insomma, anche nel paese del Sol Levante il ROI viene prima di tutto.

Non solo Toyota: anche Fujitsu, Panasonic e Asahi tra le defezioni negli sponsor delle Olimpiadi 2020

Solo il 12% dei nostri concittadini si sente veramente partecipe alla manifestazione

La rinuncia di Toyota non è un caso isolato. Prende distanza dai giochi anche Asahi, noto marchio nipponico di birra, che ha comunicato di voler rivedere la propria campagna promozionale della “Tokyo 2020 Official Beer”, promuovendone l’uso domestico ed enfatizzando meno l’aspetto sociale della bevuta in compagnia.

Altri sponsor, come Fujitsu, Panasonic e la stessa Asahi, hanno deciso di manifestare la loro presa di posizione non inviando nessun rappresentante alla cerimonia di apertura. A fare da sfondo a tutto questo ci sono le parole del capo del comitato organizzatore, Toshiro Muto

“Non possiamo prevedere cosa accadrà in termini di contagi, potrebbero sia aumentare sia diminuire e penseremo a cosa fare quando si presenterà il problema.
Continueremo a discuterne se ci sarà un aumento dei casi”, ha poi aggiunto, “abbiamo convenuto che sulla base dell’andamento della pandemia, terremo nuovi colloqui a cinque”.

Comitato organizzatore, municipio della città di Tokyo, governo giapponese, Cio e Comitato paralimpico

Insomma, un’olimpiade che sembra iniziare con il piede sbagliato…

Samsung, uno sponsor in controtendenza 

Samsung, colosso della tecnologia sudcoreano, è tra gli sponsor Olimpiadi 2020 che hanno deciso di mantenere invariata la propria posizione riguardo l’evento, confermando il lancio della Olympic Games Edition del Samsung S21 5G, lo smartphone che verrà venduto solo in Giappone.

La scelta è coerente visto che i sondaggi evidenziano come la Corea del Sud sia tra i paesi con il minor interesse per le olimpiadi estive. In Italia comunque non va tanto meglio: solo il 12% dei nostri concittadini si ritiene veramente partecipe alla manifestazione.

Olimpiadi 2020: la cerimonia d’apertura tra assenze e stadi deserti

Le defezioni dei rappresentanti delle istituzioni e degli sponsor delle Olimpiadi 2020, come già detto, sono state numerose. Tra gli assenti di spicco vale la pena menzionare anche Masakazu Tokura, leader del colosso chimico Sumitomo e numero uno di Keidanren, la federazione giapponese degli industriali. Un segnale forte di dissenso dal mondo produttivo, se si vuole leggere tra le righe.

Quando fu rinviata l’edizione dei giochi olimpici, nei cuori di tutti era nata la speranza per un posticipo che avrebbe inaugurato una nuova normalità. Un anno dopo queste speranze si possono dire deluse; la prova simbolo è lo Stadio Olimpico di Tokyo quasi del tutto deserto.

Non è la prima volta che il Giappone è costretto al rinvio dei giochi olimpici. L’edizione del 1940 infatti si sarebbe dovuta tenere proprio a Tokyo, venne però spostata in Finlandia. Le ragioni furono i conflitti in cui era coinvolto il paese: da un lato la seconda guerra Sino-Giapponese, dall’altro la Seconda Guerra Mondiale che si stava estendendo su scala planetaria. Proprio per questo, i giochi estivi quell’anno non ebbero luogo nemmeno in Finlandia.

Tokyo 2020: Gundam giganti e premier vestiti da Super Mario

Vi ricordate, nel 2016, il serissimo ex premier giapponese Shinzo Abe vestito da Super Mario per il video di lancio di Tokyo 2020?

Se la risposta è no, vogliamo rinfrescarvi la memoria con questa chicca:

Il Giappone con questo video ha voluto esaltare un suo elemento culturale, che compone l’immagine che gli stranieri hanno del Giappone. Tra Hello Kitty, Gundam giganti e Goku, il teasing di Tokyo 2020 e la scelta delle mascotte erano stati ideati anche per chi giapponese non è: perfetti per incuriosire e per far dimenticare velocemente l’esperienza del 2016 a Rio, proiettando l’interesse sulla prossima Olimpiade.

Nella scelta di cosa, dove e come comprarlo la cultura svolge ancora un ruolo molto importante

Rattrista molto pensare che, causa pandemia e contagi in risalita, si sia spento l’entusiasmo attorno all’evento.

Il marketing nella cultura giapponese

La scelta degli sponsor di discostarsi dalle Olimpiadi, iniziativa molto impopolare tra i giapponesi, è stata in parte necessaria per evitare che l’investimento in marketing si ritorcesse contro le aziende.

Ma cosa sappiamo del marketing nella cultura giapponese? In Italia le aziende si sarebbero allontanate allo stesso modo dall’iniziativa? La risposta probabilmente è sì, il rischio di un effetto boomerang è alto.

La percezione di un mondo globalizzato a volte fa perdere di vista il fatto che, culturalmente, ci siano ancora differenze fortissime tra continenti e paesi. Nella scelta di cosa, dove e come comprarlo la cultura svolge ancora un ruolo molto importante. 

Vogliamo quindi fare una breve digressione sul tema, spiegando brevemente alcuni aspetti culturali che influenzano il marketing in Giappone. Un aspetto molto importante che influenza la scelta di prodotti o servizi è quello del kaizen, ovvero di qualità in chiave di miglioramento. 

Il kaizen è quindi una caratteristica che le aziende fanno percepire ai consumatori, ed è intesa anche nel senso più ampio di ricerca del miglioramento. Questa idea, nell’ambito della cultura giapponese, è legata al concetto di “ospitalità”, ovvero di omotenashi. 

Stiamo quindi parlando di un collegamento tra la qualità in sé e il modo in cui l’azienda la propone e si propone. Quindi oltre alla qualità del prodotto e del servizio si ha un accento sull’attenzione verso la percezione del cliente, per il quale vengono riservate molte opportunità di apprezzare l’extra rispetto al prodotto in sé, tramite ad esempio trattamenti di favore nei punti vendita.

Quello che possiamo supporre, partendo da questi concetti, è che le aziende sponsor avrebbero perso appeal agli occhi degli utenti. Questo perché l’organizzazione di questo evento viene svolta nonostante le forti critiche del paese ospitante.

Tokyo 2020: ma i letti di cartone?

Hai letto fino in fondo solo per sapere di più sui letti di cartone? E allora eccoci arrivati al dunque. Ribattezzati dagli atleti “letti antisesso”, questi letti sono strutturati per collassare sotto il peso di due persone. Nell’ambito del contenimento dei contagi, gli organizzatori sono stati attenti a ogni dettaglio.

No al sesso, sì al marketing!

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